Speleologia in Cavità Artificiali
Gli studi riguardanti il mondo ipogeo, sia in cavità naturali che in cavità artificiali, hanno avuto inizio da lungo tempo, ma solo nel XIX secolo le esplorazioni speleologiche muovono i primi e decisi passi. Si può affermare che dal momento in cui la disciplina speleologica ha preso piede, anche le ricerche nelle cavità artificiali hanno beneficiato di tale impulso. È stata indubbiamente più lenta e difficoltosa, invece, la creazione di una propria metodologia d’indagine. Le motivazioni potrebbero essere varie, ma in ogni caso un dato è certo: la maturazione aveva bisogno del suo tempo.
Questo nuovo tipo di speleologia è stata inizialmente chiamato “speleologia urbana”, in quanto la maggior parte delle operazioni veniva svolta nel sottosuolo delle città. Col tempo e con l’allargamento delle ricerche soprattutto al di fuori dei centri urbani si è più correttamente chiamata “Speleologia in cavità artificiali”. Nel 2004 si è fondata la Federazione Nazionale Cavità Artificiali, con lo scopo di stabilire un punto d’incontro tra la speleologia e l’archeologia nell’indagine delle opere sotterranee. Si è quindi creato un sito internet ( www.archeologiadelsottosuolo.it ) e si è avviata la costruzione di un catasto multimediale e informatizzato con gestione delle schede e delle bibliografie, per divulgare e sistematizzare lo studio delle cavità artificiali.
Nel 2005 è uscito il volume «Archeologia del sottosuolo. Lettura e studio delle cavità artificiali» (Padovan 2005 a), dando un nuovo nome alla materia. Lo stesso anno si è tenuto il “I Congresso sulle Cavità Artificiali. Archeologia del sottosuolo: metodologie a confronto”, in cui l’Archeologia, la Speleologia, la Subacquea, la Speleosubacquea e la Biospeleologia si sono confrontate sul tema comune delle cavità artificiali. Si è svolto a Bolsena (Viterbo) dall’8 all’11 dicembre 2005 ed è stato organizzato dalla Federazione Nazionale Cavità Artificiali e dall’Associazione Scuola Sub Lago di Bolsena. Sono stati presentati trentaquattro lavori, numerosi filmati, proiezioni di diapositive anche in 3D, oltre all’allestimento di mostre tematiche. Hanno partecipato i rappresentanti di ventiquattro associazioni speleologiche, speleosubacquee e subacquee, oltre ai singoli ricercatori. Sono giunti speleologi da undici regioni italiane.
Archeologia del Sottosuolo
L’Archeologia del Sottosuolo è il risultato di una attività condotta mediante lo sviluppo di criteri originali dove convergono più aspetti di altre discipline. È una multidisciplina costituita dalla idoneità a permanere nel sottosuolo all’interno di un manufatto e dalla capacità di raccogliere in tale manufatto i dati necessari alla sua analisi. Il successivo lavoro è l’elaborazione dei dati raccolti. A questo punto altri aspetti della ricerca quali l’architettura, la geologia, la geomorfologia, la topografia, etc., concorrono alla comprensione di quanto indagato.
La ricerca e lo studio delle cavità artificiali non sono un momento episodico, un’attività collaterale alle indagini di superficie o allo scavo stratigrafico. Come la speleologia classica, anche l’Archeologia del Sottosuolo ha sviluppato una propria metodologia. Senza perdersi in astrattismi o particolarismi occorrerà comprendere che si tratta anche di archeologia, perché l’oggetto dello studio sono le opere realizzate dall’Uomo. Ma l’aspetto della raccolta dei dati, della restituzione grafica, della documentazione, dell’analisi e della sintesi è differente. Intraprendere tali ricerche significa “documentare il sottosuolo”.
Cavità Artificiali e classificazione
Nella prima metà del XX sec. Del Pelo Pardi è tra i primi a cercare di classificare le cavità artificiali, fornendo una propria interpretazione riguardo alcune opere cunicolari destinate alla bonifica e all’emunzione [Del Pelo Pardi, G., Bonifiche antichissime. La Malaria e i Cunicoli del Lazio, in Atti della Reale Accademia dei Georgofili, 1943, pp. 283-323]. Successivamente, sia in ambito speleologico che archeologico, le cavità artificiali vengono suddivise, ma senza pervenire a una precisa classificazione.
Nel 1994, al “XV Congresso Nazionale di Speleologia”, si presenta la prima «Bibliografia delle Cavità Artificiali Italiane» in cui le cavità artificiali sono suddivise per tipologie in base alla funzione [Floris A., Padovan G. 1997, Bibliografia delle Cavità Artificiali Italiane (primo contributo), in Atti XVII Congresso Nazionale di Speleologia, Castelnuovo Garfagnana settembre 1994, a cura di Pensabene G., Firenze, II volume, pp. 79-174].
Un primo schema per la catalogazione delle cavità artificiali si espone invece nel 1999, al “Convegno Internazionale di Studi su Metodologie per lo studio della scienza idraulica antica” [Padovan G. 2002 b, Note per la catalogazione e la comprensione delle opere idrauliche sotterranee, in In binos actus lumina, Giorgetti D. e Riera I (a cura di), Rivista di Studi e Ricerche sull’idraulica storica, Atti del Convegno Internazionale di Studi su Metodologie per lo studio della scienza idraulica antica (Ravenna, 13-15 maggio 1999), La Spezia, pp. 327-352]. La classificazione delle cavità artificiali si propone in ambito speleologico, sempre nel 1999, al “XV Congresso di Speleologia Lombarda” [Padovan G. 2000, La Speleologia in Cavità Artificiali, in Atti del XV Congresso di Speleologia Lombarda, S. Omobono Imagna Terme 1999, Padovan G., Riera I. (a cura di), vol. III, Milano, pp. 11-54]. Tale classificazione è riproposta al “V Convegno sulle Cavità Artificiali”, tenutosi ad Osoppo (Udine) nel 2002 [Casini A., Padovan G. 2002, Speleologia in Cavità Artificiali: metodologia e strategie d’indagine, in Atti del V Convegno Nazionale sulle Cavità Artificiali. Osoppo 28 aprile-1 maggio 2001, Club Alpinistico Triestino - Gruppo Grotte Sezione Ricerche e Studi su cavità artificiali (a cura di), Trieste, pp. 155-184]. È pubblicata anche nel lavoro «Civita di Tarquinia: indagini Speleologiche» [Padovan, G. 2002 a, La Civita di Tarquinia: indagini speleologiche. Catalogazione e studio delle cavità artificiali rinvenute presso il Pian di Civita e il Pian della Regina, Notebooks on Medieval